Adorazione eucaristica per la pace.

ADORAZIONE EUCARISTICA PER LA PACE
ore 20.15 – Arcipretale a Pieve
TUTTI I MERCOLEDI’ DEL MESE DI MAGGIO 2022

Rischio una riflessione…

In tempi difficili si nota un aumentare, in modo esponenziale, dell’uso delle parole.
Certo, qualcuno dirà: “È il modo immediato che abbiamo per comunicare”. Eppure
la vita ci insegna che gli estremi dell’esistenza umana (nascita e morte) non hanno
parole. E, se proprio ci sono, comunque rimangono poche e spesso giudicate banali.
In un neonato è il pianto la sua prima forma immediata per attirare l’attenzione della
mamma; poi arrivano i primi suoni; solo dopo raccoglie parole dal mondo adulto e le
rimette in circolo sotto forma di simpatici strafalcioni… Con un malato terminale o
una persona anziana chi è vicino si accontenta di un gesto del capo, di un batter di
ciglia, di una mano debole che tenta la stretta. Parole: pochissime! In fondo Gesù,
morendo in croce, ha espresso per ultime due paroline banali (e inutili, visto l’esito)
che potesse dire: “Ho sete!”. Eppure, quelle misteriose parole ancora ci interrogano:
Ma noi abbiamo sete di Dio?

Se allargo lo sguardo, o meglio, mi faccio attento con l’udito e la vista, in quanto
oggi spesso le parole sono scritte (WhatsApp insegna!), colgo un proliferare di
parole. Prendo per esempio, visto che per un po’ ne dobbiamo parlare, la guerra in
Ucraina. Ho notato quanto le testate giornalistiche nazionali ed internazionali
dedicano alla questione. Poi, per dare un minimo di normalità, inseriscono i così
detti “Programmi di intrattenimento culturale”. Il risultato è che si passa dalle bombe
alle ballerine senza batter ciglio. In entrambi i casi c’è un’esplosione di esperti che
parlano, parlano, parlano.

Se stiamo attenti noteremo Tv e i social essere lo specchio di quell’anima che è la nostra società, creata e alimentata da noi. In ogni dove trovi qualcuno che parla. Non importa ciò che dice, o scrive sulle varie piattaforme di
comunicazione sociale, l’importante è che tutti possano esprimere il proprio punto di vista. Nei giorni bui della pandemia tutti, in pochi giorni, siamo diventati “esperti” di virus, protezioni, vaccini, ecc. Nel tempo presente, ferito dalla guerra, tutti sanno di armi, di eserciti, di atrocità, di diritto internazionale e, soprattutto, di economia.

Salvo poi vedersi recapitare la bolletta della luce e del riscaldamento raddoppiate o triplicate nei costi. In quel caso si passa dalle parole “esperte” di economia mondiale alla più casereccia bestemmia. Sigh!
Papa Francesco, che di parole se ne intende, in ogni situazione critica se usa le parole sono sempre per rafforzare i gesti. Nella pandemia è arrivato in una Piazza San Pietro vuota e l’ha attraversata da solo sotto la pioggia battente, il resto è stato solo un prolungamento a quel gesto. In questo periodo, segnato da morti e distruzioni, prima ha mandato il suo Elemosiniere a portare di persone ambulanze ai civili delle città bombardate, poi lo ha fatto scendere dentro una fossa comune e lì, nel silenzio, pregare.

Se ci sono parole, da parte del Papa, sono solo per rimarcare che in quei gesti ci sono i potenziali semi da cui può nascere e crescere l’albero della pace.

(Alessandro, fratello diacono).

 

Adorazione Eucaristica per la pace nel mondo

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