
Alfabeto del Mistero
Già nel lontano 1999, nella Lettera agli artisti, san Giovanni Paolo II scriveva:
“La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente.
È invito a gustare la vita e a sognare il futuro”.
La bellezza è davvero una sorta di alfabeto del mistero, un ponte verso ciò che non vediamo ma percepiamo nel profondo.
La Chiesa, quando pensa alla bellezza, ricorre spesso a due immagini: la Beata Vergine Maria e le chiese. Entrambe riflettono una Bellezza più grande, che supera il tempo e lo spazio, trascende il passato, abita il presente e si apre con speranza al futuro: Dio stesso, somma Bellezza divina, incarnato nelle fragilità dell’umanità.
In questo periodo ci siamo abituati a vedere, sul lato nord della chiesa Arcipretale di Pieve, un ponteggio che sale lungo l’immagine dell’Hortus conclusus, il “giardino chiuso”. Un’immagine che ci ricorda come prendersi cura della “Casa di Dio” non sia un semplice esercizio estetico o un vezzo per amanti dell’arte, ma un gesto d’amore profondo: custodire la memoria spirituale che definisce un popolo.
Parliamo di una delle opere più importanti del nostro territorio, appartenente alla scuola tedesca del Cinquecento, oggi affidata al delicato restauro della ditta trentina di Enrica Vinante, del marito Andrea e delle loro collaboratrici.
Ridare luce ai colori e alle linee di questo giardino simbolico, segnati dal tempo, significa prima di tutto accarezzare il cuore della nostra chiesa madre.
L’Hortus conclusus non è soltanto un’antica immagine: è una vera teologia visiva. Quel “recinto mistico” racconta la purezza della Vergine Maria, avvolta e colmata dall’amore di Dio per l’umanità.
Un grazie sincero a quanti accompagnano questo importante restauro con la preghiera, l’interessamento e la generosità.
Se il restauro ridà voce alle pietre, è la gente a dare anima all’edificio.
È un’immagine potente: Maria, Madre di Dio, che non trattiene il Figlio per sé, ma lo mostra al mondo, affinché ogni uomo e ogni donna possano incrociare il suo sguardo ed essere raggiunti da quella Bellezza che salva il mondo.
La processione non è nostalgia del passato, né paura del presente.
In un tempo in cui i conflitti continuano a ferire la vita dei popoli, accogliamo l’invito di papa Leone a essere una Chiesa capace di parole chiare per le vittime della violenza e della guerra.
Nella preghiera comune chiederemo alla Vergine Maria di fermare la follia delle armi e di donarci il coraggio di custodire la vita umana in ogni sua fase, dal primo respiro fino all’ultimo.
Onorare Maria per le strade dei nostri paesi significa anche questo: sporcarci i piedi per costruire una società dove la pace sia carità concreta e quotidiana, non soltanto una fragile pausa tra un’esplosione e l’altra.













