Ci hanno lasciato

Dalle Mariapoli di Primiero alle Mariapoli di Loppiano e nel Mondo

IL MOMENTO DELL’AUDACIA

Dare to care / Osare aver cura….

Sabato 22 Agosto 2020 ore 20,30

DALLE MARIAPOLI DI PRIMIERO ALLE MARIAPOLI DI LOPPIANO E NEL MONDO
Prima intuizione di Chiara Lubich delle cittadelle – Tonadico – S. Vittore 1956
COLLEGAMENTO CON LA CITTADELLA DI LOPPIANO
Esperienze delle cittadelle Luminosa (USA) e Fontem (Camerum)
Tema:
SENSO DELLA VITA E DELLE COSE Prof. Antonio Maria Baggio I.U. Sophia
TESTIMONIANZE di CITTADINANZA ATTIVA
Cura dell’ambiente a Primiero: Bruno Vigilio Turra
Slot machine a Primiero S.Martino : Francesca Franceschi
Avvelenamento delle acque: le “mamme NO PFAS” Anna Maria Panarotto

E’ possibile seguire l’evento via Zoom
https://us02web.zoom.us/j/89275300148?pwd=QnNVclNjcVdtT2l1QytvZENBMWl4Zz09%22+%5Ct+%22_top#success


Emozioni virali le voci dei medici dalla Pandemia

Mercoledì 12 agosto – Canal San Bovo
Oratorio parrocchiale ore 20.45
Domenica 9 agosto

San Martino di Castrozza – Hotel Regina ore 17.30
Fiera di Primiero – Palazzo delle Miniere ore 20.45

presentazione del libro:

EMOZIONI VIRALI,
LE VOCI DEI MEDICI
DALLA PANDEMIA

Presenta la dott.ssa Giovanna Rizzardi,
medico chirurgo toracico di Bergamo
(In caso di cattivo tempo l’incontro si terrà sotto il tendone
allestito davanti alla chiesa Arcipretale di Fiera).

Il contagio dell’amore e della speranza

Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-9).

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre
seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il
trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Storia di un chicco di grano. Come il seminatore ebbe terminato la sua opera, il chicco di grano venne a
trovarsi tra due zolle di terra nera e umidiccia, e divenne terribilmente triste. Era buio, era umido, e l’oscurità e l’umidore aumentavano sempre di più, poiché al calar sera s’era disciolta in pioggia fitta fitta. C’era da darsi alla disperazione. E il chicco di grano cominciò a ricordare. Bei tempi quelli, quando il chicco stava al caldo e al riparo in una spiga diritta e cullata dal vento, in compagnia dei fratellini! Bei tempi sì, ma così presto passati!

Poi era venuta la falce con il suo suono stridulo e devastatore, a sbattere tutte le spighe. Poi i mietitori con i loro rastrelli avevano caricato sui carri le spighe legate in covoni. Poi, più terribile ancora, i battitori si erano accaniti sulle spighe pestandole senza pietà. E le famigliole dei chicchi, vissute sempre insieme dalla più verde giovinezza, erano state sbalzate fuori dalle loro spighe, e i chicchi scaraventati in giro, ciascuno per conto suo, per non incontrarsi più.

Ma nel sacco del grano almeno ci si trovava ancora in compagnia. Un po’ pigiati, è vero, e magari si respirava a fatica, ma insomma si poteva chiacchierare un po’. Ora invece, era l’abbandono assoluto, la solitudine tetra, una disperazione! Ma l’indomani fu peggio, quando l’erpice passò sul campo e il chicco si trovò nella tenebra più densa, con terra dappertutto, sopra, sotto, in parte. L’acqua lo penetrava tutto, non sentiva più in sé il minimo cantuccio asciutto.

“Ma perché fui creato, se dovevo finire in modo così miserando? Non sarebbe stato meglio per me non aver mai conosciuto la vita e la luce del sole?” Pensava tra sé. Allora dal profondo della terra una voce si fece sentire. Gli diceva: “Abbandonati con fiducia. Volentieri, senza paura. Tu muori per rinascere ad una vita più bella”.

“Chi sei?” domandò il povero chicco, mentre un senso di rispetto sorgeva in lui. Poiché sembrava che la Voce parlasse a tutta la terra, anzi all’universo intero. “Io sono Colui che ti ha creato, e che ora ti vuole creare un’altra volta”. Allora il chicco di grano si abbandonò alla volontà del suo Creatore, e non seppe più nulla di nulla. Un mattino di primavera, un germoglio verde mise fuori la testolina dalla terra umida. Si guardò attorno inebriato. Era proprio lui, il chicco di grano, tornato a vivere un’altra volta.

Nell’azzurro del cielo il sole splendeva e la lodoletta cantava. Era tornato a vivere… E non da solo, poiché intorno a sé vedeva uno stuolo di germogli in cui riconobbe i suoi fratellini. Allora la tenera pianticella si sentì invadere dalla gioia di esistere, e avrebbe voluto alzarsi fino al cielo per accarezzarlo con le sue foglioline.

C’è il tempo della semina e il tempo del raccolto: due tempi ben distinti. La tentazione è quella di capire quale terreno vorresti essere e non ci accorgiamo che quello che realmente conta è sapere che quel seme è dentro di noi e genera vita. Quanto desideriamo lasciarci nutrire da questo seme perché il nostro essere terreno trovi il suo significato più autentico? Non preoccupiamoci di avere tutto, ma di essere abitati da Colui che è via, verità e vita. Se mancano le fondamenta nella casa, i muri, il solaio e il tetto restano in piedi fino a quando non c’è il primo scossone: così noi non stiamo in piedi se ci manca il centro di tutto. Non cerchiamo quale terreno siamo, ma preoccupiamoci di accorgerci che siamo abitati da questo seme: troveremo che la forza per vivere una vita buona e bella è dentro di noi e che è possibile vincere i vizi e i peccati, restando concentrati sul seme.

Dal libro del profeta Isaìa (55,10-11).

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il
seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà
a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

Preghiamo: Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola, che continui a seminare nei solchi dell’umanità, perché fruttifichi in opere di giustizia e di pace e riveli al mondo la beata speranza del tuo regno. Per Cristo nostro Signore. Amen.
XV Domenica del Tempo ordinario anno A, 12 luglio 2020

Don Nicola
Scarica il pdf  Il Contagio Dell’ Amore E Della Speranza Vol. 16

Sulle orme di San Francesco con NOI

L’Associazione NOI Primiero & Vanoi Intende proporre, se c’è interesse a partecipare e l’evoluzione della pandemia lo permette, “sulle orme di San FRancesco” a piedi da La Verna ad Assisi aperta a tutti:

dal 22 al 31 luglio 2020
Tappe a piedi:
– Santuario La Verna
– Pieve S. Stefano
– Passo di Viadimaggio
– Sansepolcro
– Città di Castello
– Pietralunga
– Gubbio
– San Pietro in Vigneto
– Assisi

Comunica il tuo interesse entro il 30 giugno 2020 a: Segreteria parrocchie
Associazione NOI: info@noiprimieroevanoi.com
NOTE: – massimo partecipanti: 18
sistemazione: ostelli
pranzo: al sacco
cena: autogestione
Possibilità di aggiungersi durante il percorso.
Seguirà incontro informativo.
Costi partecipazione cena/pernottamento/colazione/pulmino circa € 250,00

Grest estivo a Canal San Bovo

Estate ancora insieme all’oratorio di Canal San Bovo dal 1 al 16 Luglio.
dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 18.00

POSTI DISPONIBILI 50
INFORMAZIONI UTILI:
– Requisito per partecipare al Grest e’ essere membro dell’Associazione Noi Primiero Vanoi ASP
– Per chi è già socio avendo partecipato alle attività 2019, versando la quota di € 5,00
– Per chi non è socio facendo l’apposita domanda di ammissione versando la quota di € 5,00

QUOTE DI PARTECIPAZIONE:
– Per due settimane € 25,00 per una settimana € 15,00
– Per chi iscrive più figli: Il primo paga l’intera quota dal secondo in poi: € 20,00 due settimane € 10,00 una settimana.

Richiedi la scheda di iscrizione a:
info@noiprimieroevanoi.com
canalsanbovo@parrocchietn.it
oppure direttamente presso la segreteria delle parrocchie in orario d’ufficio
Organizza: ASSOCIAZIONE NOI PRIMIERO VANOI – APS

31 maggio 2020 ore 10.30 Santa Messa in streaming da Prade

Domenica 31 maggio, giorno di Pentecoste,
la santa Messa delle 10.30 verrà trasmessa in streaming
dalla chiesa della Beata Vergine di Caravaggio a Prade.

VAI ALLA SANTA MESSA

In questa occasione ricordiamo la nostra Santa Patrona, la Beata Vergine di Caravaggio, di cui ricorre l’anniversario.

Santa Maria del Fonte presso Caravaggio    26 maggio

Caravaggio (Bergamo), 26 maggio 1432

Patronato: Cremona – Prade (Canal San Bovo)

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

 

Caravaggio in provincia di Bergamo, è una cittadina celebre per un grande Santuario lì esistente fin dal 1451, eretto per una apparizione della Vergine e alla Madonna di Caravaggio (come poi è denominata), sono dedicate chiese un po’ dappertutto in Italia e nel mondo.
Dopo 140 anni, nella città lombarda crebbe il grande pittore Michelangelo Merisi (1573-1610) detto “il Caravaggio” e il nome della città ebbe un’altra grande diffusione, legato al nome, alle opere, alle avventure del famoso pittore di fine Rinascimento.
Ma torniamo all’apparizione, che è una delle prime avvenute negli ultimi cinque secoli, era il 26 maggio del 1432 al tramonto e nel prato di Massalengo alla periferia di Caravaggio, piccolo centro poco lontano da Treviglio, la giovane contadina Giovannetta de’ Vacchi è intenta a raccogliere l’erba fresca per i suoi conigli e come sempre si è inginocchiata per recitare l’Angelus.
Ma la sua non è solo preghiera, piange anche perché ha una vita tribolata; il marito Francesco Varoli deluso per la sua grama vita di contadino, si è dato al bere e alle cattive compagnie; sono sposati da qualche anno e non hanno ancora la benedizione di un figlio, infine il marito la maltratta.
All’improvviso Giovannetta de’ Vacchi è abbagliata da una grande luce, spaventata si alza e sta per fuggire, ed ecco che le compare la Madonna, che rassicurandola sul redimersi del marito, la invita a inginocchiarsi per ricevere un grande annuncio.
Dovrà Giovannetta convincere governanti e popolo che la guerra deve cessare, i Veneti devono far pace con i Milanesi e anche le divisioni nella Chiesa devono finire, i Greci devono rientrare nell’unità ecclesiale.
La Madonna prosegue col dire di avere ottenuto “di allontanare dal popolo cristiano i meritati e imminenti castighi della Divina Provvidenza”, ma bisogna che fra i cristiani torni la pace.
A conferma della sua apparizione, la Madonna lasciò l’impronta dei piedi nel posto dove toccò il suolo e proprio lì sgorgò subito una fonte che ben presto si rivelerà miracolosa.
Come sempre è agli umili che vengono affidati questi messaggi celesti, a Caravaggio la Madonna chiede la pace nelle guerre, se vogliamo ‘regionali’ fra veneti e lombardi, ma quello che più rincresce è che sono due popoli cattolici, inoltre chiede l’unificazione dei Greci, cioè degli Ortodossi con i Cattolici Romani.
Nelle successive apparizioni, come La Salette nel 1848, Lourdes nel 1858, Fatima nel 1917, ecc. la Madonna invoca la pace, la libertà di religione, la conversione dei peccatori, ma riferendosi ad intere Nazioni e all’umanità stessa; servendosi come a Caravaggio, Guadalupe, Castelpetroso, La Salette, Lourdes, Fatima, ecc. di umili pastorelli o contadini, che nella loro semplicità e purezza di cuore, sono ritenuti degni di essere ‘veggenti’.
Giovannetta de’ Vacchi diventa una ‘veggente’ e come tale, depositaria del messaggio della Vergine; corre subito a raccontare la visione prima ai parenti e ai compaesani, suscitando l’interesse dei credenti ma anche l’incredulità degli scettici.
Uno di questi volle gettare un ramo secco nella pozza della fonte ed ecco che esso rinverdisce e subito germoglia. Giovannetta convince le autorità locali ad accompagnarla dal duca di Milano, Filippo Maria Visconti (1393-1447) per trasmettergli il desiderio della Vergine; poi è la volta del governo della Repubblica Veneta e del doge Francesco Foscari (doge dal 1423 al 1457); l’opera di pacificazione diede i suoi effetti perché già nel 1433, un anno dopo, i contendenti firmarono la pace, mentre le truppe milanesi vennero richiamate dai territori pontifici.
Più laborioso fu il compito di convincere l’imperatore d’Oriente, Giovanni VIII Paleologo (1390-1448) a fare rientrare la Chiesa Greca nell’unità della Chiesa di Roma, un mosaico posto nell’attuale Santuario, ritrae Giovannetta in abiti contadini, davanti all’imperatore in trono circondato da dignitari, che gli porge una brocca dell’acqua della fonte miracolosa di Caravaggio, fu accompagnata a Costantinopoli dai Veneziani con una scorta di galee.
L’imperatore si convince e nel 1438 i Greci ritornarono all’unità romana e papa Eugenio IV (1431-1447) ne diede l’annuncio al Concilio di Firenze nel 1439. In seguito ritornarono anche gli Armeni e altri Orientali.
La Madonna comparve ancora a Caravaggio in quegli anni, ad una suora agostiniana, ad un sordomuto che guarì, ad un’altra contadina ammalata di Codogno.
Attratti dal moltiplicarsi delle voci di guarigioni miracolose, operate dall’acqua sgorgata dalla fonte, accorsero pellegrini e devoti da ogni parte, fra i quali principi e nobili dell’epoca.
L’afflusso dei pellegrini continuò nei secoli successivi e fra loro futuri papi, s. Carlo Borromeo, imperatori e re. Sul luogo della visione fu deciso di erigere una cappella, ma il duca Filippo Maria Visconti volle poi costruire una chiesa, che fu consacrata nel 1451 e di cui anche gli Sforza furono protettori.
Più di un secolo dopo nel 1575, essendo pericolante la vecchia chiesa, il cardinale arcivescovo di Milano s. Carlo Borromeo (1538-1584) volle in onore alla Vergine, che fosse costruito un più grande e degno tempio, eretto nel 1575 su disegno di Pellegrino Tibaldi (1527-1596) pittore e architetto manierista.
Proprio sotto la cupola c’è il grande altare ricco di marmi e bronzi, eretto sopra il luogo dove sgorga la fonte miracolosa e che racchiude il “sacro speco” dell’apparizione, con un gruppo statuario in legno che riproduce l’evento del 26 maggio 1432.
Il ‘sacro fonte’ situato nel sotterraneo della chiesa, si trova proprio sotto l’altare maggiore, da una cella laterale i pellegrini possono attingere l’acqua che fuoriesce da rubinetti e zampilla in una grande vasca; l’acqua poi defluisce all’esterno del santuario, alimentando una piscina alla quale si accede scendendo dei gradini. I fedeli come a Lourdes si bagnano le parti malate del corpo.
Un grande ed imponente viale di ippocastani conduce al Santuario, a cui sono annessi edifici accessori dove si acquistano ricordi religiosi e i piccoli pani detti ‘michini’, impastati con l’acqua della fonte miracolosa e recanti l’immagine della Madonna.
Purtroppo il paese di Caravaggio non fu nei secoli successivi, immune da guerre e occupazioni e luogo di preda di soldataglie; così del grande tesoro del santuario, formato da doni di re e principi ed ex voto e che nel 1790 un inventario indicava ancora in 64 kg d’oro e 288 d’argento per i preziosi posseduti, oggi non ce n’è più traccia.
Bisogna dire che nel Santuario fra tante opere d’arte esistenti, manca proprio un’opera del grande figlio di Caravaggio, Michelangelo Merisi.
Venendo dal grande viale, il Santuario si presenta con tutta la sua imponenza e la cupola lucente, ma mostrando non la facciata, ma il fianco con i portici, rivolto così per le leggi liturgiche, in modo che il celebrante durante i riti guarda verso Oriente.
Il Santuario celebra solennemente le feste mariane dell’anno e in particolare il 26 maggio, anniversario della lontana apparizione della Vergine a Giovannetta de’ Vacchi.
Autore: 
Antonio Borrelli
Fonte Santi E Beati

5 giugno 2020 rosario collettivo diocesiano

L’appuntamento del 5 giugno vorrebbe almeno in parte sostituirsi al consueto pellegrinaggio dei giovani da Trento al santuario di Montagnaga (solitamente programmato l’1  e 2 giugno) e al pellegrinaggio diocesano sempre al santuario mariano, appuntamenti entrambi cancellati per l’emergenza.

Ecco la diretta:

https://youtu.be/oRT4NsdkUEE

 

Venerdì 5 giugno ore 20.45 grande preghiera diocesana in DIRETTA STREAMING (TV E WEB) a conclusione dell’anno pastorale segnato dal Coronavirus