Ci hanno lasciato

Gruppo Liturgico

Il Gruppo liturgico nasce dall’esigenza di curare la dimensione liturgica della comunità parrocchiale. Tale dimensione, infatti, è principale nella vita della comunità in quanto ricorda chiaramente che intorno all’altare del Signore si vive e si cresce come Chiesa: l’Eucaristia ci fa Chiesa.

Preparare e curare le celebrazioni, allontanando così ogni forma di improvvisazione, significa favorire nell’assemblea una partecipazione attiva e consapevole alle azioni sacramentali, al fine di fare viva esperienza di Cristo attraverso i segni liturgici.

Il Gruppo liturgico diventa allora un’espressione operativa della ministerialità della Chiesa e si pone all’interno dell’attività pastorale, sentita come responsabilità non solo del Parroco e dei Frati, ma anche dei laici e dei fedeli.

Nella nostra Parrocchia, il Gruppo è chiamato a tradurre in Liturgia quello che il Consiglio Pastorale Parrocchiale progetta attraverso le sue Commissioni (in particolare la Commissione della Catechesi e della Liturgia).

I componenti del Gruppo, operando e collaborando fraternamente, sono operativi fin dal mese di Settembre individuando con chiarezza i vari momenti liturgici e pastorali e gli eventi straordinari nell’ambito della vita parrocchiale che necessitano di essere adeguatamente animati, anche in collaborazione con gli altri gruppi operanti.

Durante l’anno si incontrano con regolarità una volta al mese e, nei momenti forti, anche più volte, dividendosi in gruppetti di lavoro.

All’ORGANIZZAZIONE viene sempre affiancata la FORMAZIONE. Essa, infatti, è finalizzata a far crescere i laici nella Chiesa, tanto da passare “dalla collaborazione alla corresponsabilità”. Per questo motivo i membri del Gruppo Liturgico partecipano a corsi di formazione in ambito diocesano e mettono i propri carismi a disposizione della comunità, consapevoli di essere responsabili delle opportunità e dei doni ricevuti, poichè i carismi condivisi realizzano la qualità di una comunità apostolica.

Catechiste e Catechisti

Se, come i nostri stessi Vescovi ci dicono: “La catechesi costituisce il compito fondamentale, l’asse portante, il cuore dell’attività parrocchiale”, è giocoforza che le catechiste e i catechisti  assumano un’importanza fondamentale per la vita di una Parrocchia. Grazie a Dio, ma veramente grazie a Lui, la nostra comunità ne può contare parecchi; tra loro ci sono molte madri e padri di famiglia, tutti fortemente impegnati nella vita e nelle attività parrocchiali e tutti motivati a trasmettere ai nostri bambini il dono della fede e ad indicare la via per conoscere e seguire Gesù Cristo.

Mostra in Oratorio

L’Oratorio è… “la Società dell’Allegria”. In occasione della “Settimana dell’Educazione”, offriamo a tutta la comunità uno strumento per tornare alle “radici” dell’Oratorio: una Mostra che ci presenta l’esperienza di san Giovanni Bosco e del suo Oratorio.
«Noi facciamo consistere la santità nello stare molto allegri». Questo motto di don Bosco è il cuore pulsante della mostra dedicata a lui e al “suo” oratorio.
«Questa è la mia casa» è l’iscrizione che campeggia sulla porta della povera casa di san Giovanni Bosco ai Becchi in Piemonte, a una ventina di chilometri da Torino. Può sembrare una frase banale, per indicare le quattro mura dove è nato e vissuto per i primi anni. In realtà queste parole dicono tutta la semplicità con cui si sono svolti i fatti miracolosi di una vita toccata dal Mistero in modo straordinario. Ed è proprio qui il miracolo: nella quotidianità di rapporti familiari è nata la storia del “saltimbanco” che diventò sacerdote e abbracciò migliaia di giovani in tutto il mondo.
L’oratorio. Tutto nella vita dell’oratorio, il luogo dove radunava i suoi giovani amici, girava intorno alla Santa Eucaristia e alla Confessione. Questo punto centrale sarà la nota dominante che emergerà nel raccontare quello che don Bosco ha vissuto insieme ai suoi ragazzi e come sia stato determinante anche nel modo di porsi davanti a tutto e a tutti, dai politici agli ecclesiastici, dagli imprenditori ai poveri. Per don Bosco la cosa più importante era il desiderio di felicità che muoveva ogni singolo gesto e bisogno, e la consapevolezza che l’Eucaristia fosse l’unica risposta capace di rendere più umana la vita anche dei giovani.